Il ciclo di forza del dollaro: dalla crescita iniziata nel 2008 all’inizio di un nuovo declino
Nel mio lavoro di analisi e condivisione delle informazioni sui mercati, ho scelto di non includere il link diretto al cambio USD/EUR, dato che risulta meno immediato da trovare rispetto ad altre fonti. In alternativa, preferisco fare riferimento al Dollar Index DXY, un indicatore chiave che riflette la forza complessiva del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute principali, tra cui l’euro, che ha il peso maggiore.
Il DXY offre una visione più ampia e globale sulla solidità del dollaro, aiutando a comprendere meglio i suoi movimenti e il loro impatto sui mercati, incluse le criptovalute. Questo approccio consente un monitoraggio più efficace delle condizioni economiche e dei flussi di capitale.
Dal lontano 2008, il dollaro statunitense ha vissuto un lungo periodo di rafforzamento nei confronti dell’euro, spingendosi verso l’alto e uscendo definitivamente dal canale ribassista in cui era precipitato nell’ottobre del 2000. Questo ciclo di crescita, durato ben 14 anni fino a settembre 2022, ha superato in durata il precedente ciclo rialzista degli anni ’90, che si estese dal 1992 al 2000, durando otto anni. Tuttavia, sembra che dal 2022 sia iniziata una fase di correzione, con segnali tecnici e fondamentali che indicano una possibile discesa del dollaro nei prossimi anni.
Un paragone con il passato
Analizzando il comportamento del dollaro nel lungo termine, emerge una chiara somiglianza con la crescita vissuta negli anni ’90. Tuttavia, mentre quel ciclo fu relativamente breve, l’attuale fase di forza ha perdurato quasi il doppio, suggerendo che il dollaro potrebbe essere in procinto di entrare in un nuovo ciclo ribassista.
Dal punto di vista tecnico, il grafico mensile del cambio USD/EUR mostra una rottura importante del canale ribassista, segno di una possibile inversione. Inoltre, una forte resistenza tra 0,96 e 1,00 nei confronti dell’euro indica che l’USD potrebbe incontrare difficoltà nel mantenere la sua forza attuale.
Fattori macroeconomici e il ruolo dei BRICS
Oltre agli aspetti tecnici, i fattori macroeconomici giocano un ruolo cruciale nella prospettiva di un dollaro più debole. L’economia statunitense affronta numerosi problemi interni, tra cui un debito pubblico elevato e una crescente pressione inflazionistica. Inoltre, la crescente influenza dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che cercano di sfidare la leadership globale degli Stati Uniti, potrebbe indebolire ulteriormente il dollaro nel lungo periodo.
Il tentativo dei BRICS di creare un’alternativa al dollaro come valuta di riserva mondiale e di rafforzare i legami commerciali tra di loro potrebbe contribuire a ridurre la domanda globale di USD, aprendo la strada a un ulteriore declino della valuta americana.
Implicazioni per i mercati cripto e l’euro
Un dollaro più debole rappresenterebbe una “boccata d’ossigeno” per molti asset, in particolare per il settore delle criptovalute, che storicamente beneficia di un dollaro debole e di un ambiente inflazionistico. Inoltre, un calo del dollaro potrebbe sostenere l’euro, che potrebbe ritrovare forza sui mercati internazionali, migliorando la competitività dell’eurozona e riducendo parte delle pressioni inflazionistiche importate.
Conclusioni
Il dollaro potrebbe essere giunto a un punto di svolta. Dopo una crescita lunga e sostenuta dal 2008 al 2022, i segnali tecnici e i fattori macroeconomici indicano un possibile futuro di debolezza per la valuta americana. Se questa tendenza si confermerà, potremmo assistere a una fase di ritracciamento che avrà implicazioni significative non solo per l’euro, ma anche per il settore delle criptovalute e per l’economia globale in generale.
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