Trump ha dichiarato che «non c’è praticamente più niente da colpire in Iran» e che «quando vorrò, la guerra finirà». Tuttavia, gli obiettivi principali sembrano essere ormai sfuggiti ai radar, mentre la Repubblica Islamica continua a rispondere.
L’Iran ha annunciato un aumento della propria capacità offensiva: missili e droni in tutto il Golfo Persico e tre navi colpite nei pressi dello Stretto di Hormuz. Il portavoce delle Forze Armate iraniane ha avvertito: «Preparatevi al petrolio a 200 dollari».
Prosegue anche l’appello agli altri Paesi mediorientali: «Indicateci i nascondigli delle forze sioniste e americane».
Sembra quindi che, dal punto di vista iraniano, la risposta contro Stati Uniti e Israele stia prendendo forma solo ora, e che la situazione sia tutt’altro che conclusa. Personalmente sono sempre più convinto che Trump e Netanyahu si siano infilati in uno scenario estremamente rischioso.
Auspico che noi europei ci manteniamo fuori da qualsiasi forma di collaborazione militare: non vogliamo essere complici di azioni che molti considerano gravissime. L’America, oggi, non sembra più rappresentare i valori democratici che afferma di difendere.
Per questo ritengo che l’Europa dovrebbe seguire l’esempio del primo ministro spagnolo Sánchez e prendere una posizione chiara di distanza. Non si tratta di “nascondersi”, ma di non avere sulla coscienza responsabilità che non ci appartengono.
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